George Tatge – Presenze. Paesaggi italiani

George Tatge - Presenze. Paesaggi italiani
George Tatge - Presenze. Paesaggi italiani

GEORGE TATGE – Presenze. Paesaggi italiani
11 aprile – 10 maggio 2009
sala “Attilio Selva” di Palazzo Gopcevich. in via Rossini, 4
orario: tutti i giorni 9-19; ingresso libero
Inaugurazione:
Venerdì 10 aprile ore 11.30 alla presenza dell’Assessore alla Cultura Massimo Greco, del Direttore dell’Area Cultura e Sport Adriano Dugulin, dell’artista George Tatge, verrà inaugurata la mostra itinerante “GEORGE TATGE. Presenze. Paesaggi italiani” a cura di Walter Guadagnini, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste con l’organizzazione di Admira, Milano.

Un gradito ritorno a Trieste di uno dei più noti e apprezzati fotografi italiani, dove è stato presente nel 1989 nell’ambito della pubblicazione “Nuovissima Trieste antica” che ha documentato i restauri e gli interventi al Palazzetto Leo, Orto Lapidario, Castello di San Giusto, palazzo Eisner Civrani del progetto F.I.O. (Fondo Investimento Occupazione finanziato dallo Stato), nel 1994 al Revoltella e nel 2003 alla rassegna incentrata sulla storia dell’industria.

Uomo di cultura, non solo visiva, raffinata, Tatge concepisce luoghi e tempi in termini di stratificazioni, di sedimentazioni, li concepisce come luoghi della mutazione e non dell’immobilità, e tale concezione trova sul territorio italiano conferme continue.

In mostra 66 scatti, quasi tutti inediti, stampati personalmente dall’artista. Un racconto in tre sezioni che, dopo aver preso idealmente le mosse dalle origini, si spinge sino alle manifestazioni della società post industriale, ossia ai giorni nostri.
La prima sezione è dedicata a paesaggi incontaminati. Una natura che Tatge vede con rispetto e devozione in virtù della sua solidità, della sua Presenza, intesa come sinonimo di forza e dignità.
Il secondo segmento esplora i modi in cui l’uomo, con le sue colture e i suoi insediamenti, ha trasformato e fatto propria la terra, definendo confini ed erigendo barriere. Nella terza parte, il paesaggio naturale inizia infine a riempirsi delle molteplici, diverse strutture che l’uomo ha costruito intorno a sé. In una sorta di celebrazione della Land Art, ecco anche immagini che ritraggono le tracce dell’uomo.
La mostra si presenta come un viaggio in bianco e nero, del paesaggio italiano, sfruttato nell’intera gamma delle sue possibilità linguistiche, immagini che trasmettono l’emozione di una scoperta personale e assoluta e il desiderio di immortalarla, per sé e per gli altri.

Biografia GEORGE TATGE
George Tatge è nato a Istanbul nel 1951 da madre italiana e padre americano.
Ha trascorso l’adolescenza tra l’Europa ed il Medio Oriente prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Laureato in letteratura inglese, incominciò a studiare la fotografia con l’ungherese Michael Simon. Si trasferì in Italia nel 1973, lavorando prima a Roma come giornalista e quindi a Todi, dove ha scelto di vivere per dodici anni, scrivendo per Art Forum e Newsday, e portando avanti le sue ricerche fotografiche.
La sua prima mostra in Italia è stata alla Galleria Il Diaframma di Milano nel 1973. Il primo libro, Perugia terra vecchia terra nuova, uscì nel 1981. Da allora ha presentato mostre in America ed in Europa e le sue opere fanno parte di collezioni tra cui quella del Metropolitan Museum di New York, della George Eastman House di Rochester, dell’Houston Museum of Fine Arts, della Bibliothèque Nazionale e della Maison Européenne de la Photographie di Parigi. Dal 1986 a 2003 è stato dirigente tecnico-fotografico della Fratelli Alinari di Firenze, per la quale ha condotto campagne fotografiche su tutto il territorio italiano pubblicate in numerosi volumi. Vive a Firenze.

(fonte: www.retecivica.trieste.it)

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2 Comments

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  1. Ha fatto il giro d’Italia questa mostra. A trieste un’altra occasione pr rivederla ancora. Io ci vado. George è come un animale, un felino che sente i particolari nei paesaggi …con i baffi.

    • E’ una mostra che va vista attraverso gli occhi e le parole dell’autore: GeorgecTatge voleva esser poetama fu fotografo e dalla poesia mutua scenari arcaici e meravigliose parole per descriverli.
      Attraverso questa “lettura complessiva” del paesagio italiano in bianco e nero l’artista offre una visione malinconica dell’idea di veduta, della silenziosa sofferenza della natura, un’idea nella quale, attraverso colline e crepe della terra, si evocano a più riprese il Calvario e l’Etna. Su questu tratti si conentrano le riflessioni e le parole di Tatge, meno sul lirismo e l’ironia a tratti presenti.
      Personalmente l’attenzione si sofferma non tanto sulla sofferenza quanto sui mirabili contrasti chiaroscurali e sulle lungh ombre invernali che lo stesso Tatge decanta, sulla profondità di campo e la nitidezza del banco ottico, strumento dell’artista, sulla geometria e sul dettaglio minuzioso, sulle infinite varianti di un bianco e nero he colpisce e, a tratti, commuove. Il fotografo Tatge, autore per anni delle immagini dei nostri elenchi telefonici, sceglie il taglio, studia la luce, interpreta il soggetto, ma è il poeta che ci dona la visione finale.

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