LEROS di Alex Majoli | sabato 16 gennaio 2010

LEROS di Alex Majoli
LEROS di Alex Majoli

Sabato 16 gennaio 2010
alle ore 18.30
presso il LatoB | Spazio Villas (via de Pastrovich 5) | d6/d7
(Parco culturale di San Giovanni)
Inaugurazione della mostra fotografica

LEROS
di Alex Majoli

La mostra rimarrà presso il LatoB | Spazio Villas fino a venerdì 5 febbraio, da martedì a sabato dalle 17 alle 20, e dal 9 al 13 febbraio sarà visitabile presso il Teatrino di San Giovanni.

N.A.D.I.R. | Nodi Appunti Domande Immagini Riflessi
16 gennaio / 5 marzo 2010
Parco culturale San Giovanni | Teatro Miela [Trieste]

Annunci

4 Comments

Add yours →

  1. Leros. Panorama Notturno
    Leros. Panorama Notturno

    Come nasce il reportage sull’ex manicomio di Leros?
    Ci sono stato per la prima volta nel 1994, poi sono seguiti una serie di viaggi fino al 95 durante i quali ho fotografato la chiusura del manicomio, che era considerato uno dei peggiori al mondo, un vero inferno. L’ho fotografato per sei mesi, nell’arco di un anno e mezzo. È il mio primo lavoro importante, perché non era commissionato da nessun giornale, era la prima volta che facevo un lavoro slegato dagli editoriali dei giornali.

    Come è stata la tua esperienza a Leros?
    Era da tanti anni che fotografavo il lavoro dei Basagliani all’interno dei manicomi. Tra tutti questi lavori Leros era il più importante perché la situazione dei pazienti era veramente drammatica. Fotografare i matti è una cosa molto facile, sono già un soggetto potentissimo di per sé. Quello che mi interessava era mostrare l’energia degli operatori: un anno di lavoro in un posto del genere è come un concentrato di quello che i Basagliani possono fare. C’era un’energia fortissima.

    Hai lavorato all’interno di altri manicomi?
    Sì, sia in Italia che all’estero. Tuttora ogni volta che aprono un manicomio cerco di andare a fotografarlo. Però non mi interessa mostrare a tutti i costi le foto. In questo caso, mi sono convinto a mostrarle, perché aveva un senso. Dopo quattro anni che avevo fatto questo lavoro, continuavo ad editarlo e rieditarlo (mi ha aiutato molto Ferdinando Scianna) e alla fine mi sono convinto, ho visto che poteva stare in piedi. Aveva un senso perché di Leros in effetti non si sapeva niente, c’erano soltanto le mie foto come documentazione. In realtà c’erano anche altri fotografi che cercavano di entrare ma non erano mai riusciti a ottenere il permesso di fotografare. Io ero in contatto con i Basagliani da tanto tempo e quindi avevo avuto la lettera di presentazione.

    C’erano anche dei giornalisti che si occupavano di scrivere?
    No, chi scriveva erano sempre gli operatori e gli psichiatri. Comunque in Italia non sono usciti molti articoli.

    E questa tua mostra è la prima volta che viene fuori?
    L’unica volta che è stata esposta questa mostra è stata a Salvador de Bahia, alla “Casa do Olodum” una struttura che rappresenta la coscienza negra degli schiavi portati in Brasile ed è gestita dal gruppo culturale Olodum: sono tutti neri e suonano i tamburi. Sono i più bravi percussionisti del Brasile, che danno i temi al carnevale e organizzano le celebrazioni degli schiavi. In questa Casa abbiamo messo in piedi la mostra, ce la siamo montata, autogestita, abbiamo dipinto i muri. Abbiamo fatto tutto così, là per là.

    Tornando a Leros: com’era la reazione dei pazienti rispetto al lavoro degli operatori?
    Be’, dopo trentadue anni in cui sei nudo, mangi come un animale, vieni picchiato e sei legato, loro stessi non ci credevano, non si fidavano. Come fai a spiegare a ognuno di loro in ogni momento che non deve più aver paura, che deve stare tranquillo? Era molto difficile: molto spesso succedeva che il lavoro fatto al mattino dagli operatori, alla sera era completamente distrutto dai pazienti.

    Una delle tue foto ritrae un paziente, Christo. La didascalia dice che lui era riuscito a uscire dal manicomio.
    Sì, era riuscito a uscire negli anni Settanta. Una volta aveva raggirato il guardiano del cancello ed era uscito. Da allora faceva quello che voleva senza che nessuno lo trovasse. Un giorno era tornato chiedendo “c’è l’acqua calda oggi per lavarsi?” il guardiano aveva detto no, e lui “va be’, allora torno domani”… Da quel giorno per vent’anni entrava e usciva a suo piacimento. Era una persona intelligentissima, parlava inglese perfettamente.
    Ti chiedeva sempre “ma perché hanno ucciso John Lennon?” e poi non riusciva a darsi una spiegazione sulla guerra “ma che roba è?”, faceva un sacco di domande. Come potevi rispondergli? Era un genio, simpaticissimo, proprio un signore. Arrivava lui al bar e… era bravissimo.

    [Intervista a Alex Majoli di Valentina Carmi | http://www.url.it]

  2. il coraggio di guardare l’abisso…
    il dovere di rendere visibile l’invisibile…
    la convinzione che la memoria non debba dissolversi tra le spire dell’indifferenza…
    a quindici anni di distanza dalla sua genesi, il progetto di majoli rimane un vertice inarrivato di fotografia ‘civica’. quasi un manifesto…

    la forza deflagrante della speranza e il dolore sottile della verità si mescolano in immagini che ti lasciano in una deriva piena di dubbi. Uno su tutti: ‘è così difficile essere umani?’…

  3. immagini che meritano di essere viste per la potenza del pugno allo stomaco che ne consegue…

    bell’inaugurazione soci, OTTIMO LAVORO!

  4. Sono un disabile psichico io non ho affrontato i manicomi ma la malattia mentale e lo stigma di quelli che anche fuori dai manicomi ci rifiutano si.
    Ho coltivato vari interessi e l’ultimo è la fotografia.Ho imparato un pò ad usare la reflex digitale e vorrei chiedere propio a Alex Majoli come posso fare per migliorarmi in questo mio hobby.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: