Gelido Sessions | luglio 2010

gelido sessions | baby gelido
gelido sessions | baby gelido
Per tutto il mese di luglio 2010, ogni lunedì dalle 18 in poi, i Baby Gelido (drum machine and synth | guitars and effects | guitar bass) terranno delle sessioni di registrazione aperte al pubblico presso lo Spazio Rosa (via Bottacin, 4 | c7).
L’obiettivo finale delle Gelido Sessions è quello di raccogliere delle registrazioni utili alla pubblicazione, prevista per l’autunno del 2010, dell’antologica del gruppo / progetto intitolato Baby Gelido. Grazie alla collaborazione e alla partecipazione di alcuni poeti locali contemporanei (Matteo Danieli, Furio Pillan, Christian Sinicco e altri), il progetto musicale intende sintetizzare cinque anni di attività performative che hanno caratterizzato il percorso artistico del gruppo.

La volontà di sperimentare nuove forme sostenibili di produzione, diffusione e fruizione della cultura, la libera e consapevole collaborazione tra gli artisti, l’autoproduzione e l’autogestione, le licenze copyleft, il costo equo della cultura e il taglio degli intermediari sono le coordinate sulle quali si orienta il progetto discografico in questione.
Le licenze copyleft, come le Creative Commons, permettono agli autori di un’opera di ingegno, di liberare la loro creazione dai vincoli del classico copyright, permettendo così una circolazione più libera della cultura, dando più peso all’aspetto collettivo del sapere a scapito di quello completamente privato in cui “tutti i diritti sono riservati”. I brani saranno così scambiabili su internet, masterizzabili, riproducibili e diffondibili e questo per esplicita volontà degli artisti che hanno scelto questa modalità di diffusione delle loro opere.

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20 Comments

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  1. ………. nella sessione di ieri è iniziata una prima visione concettuale del cd . ciò significa non più affrontare pezzo per pezzo, ma dare una sorta di fisionomia al lavoro completo ( come spostare il punto di vista o di ascolto da micro a macro ) …

    p.s. nella serata di venerdì 9/7/10 alle ore 21:00 in occasione del compleanno di zlivio autore dei quadri ora presenti nello spazio rosa si terrà una festa . i babygelido proporranno sezioni sonore durante la serata dove verrà raccolto ulteriore materiale . daniele
    ( un grande orecchio ti ascolta )

    • sessione coraggiosa che lancia spunti per riflessioni e considerazioni sulla consonanza tra idea e forma.
      il solito dilemma: fissare l’idea significa stabilirne definitivamente la forma, con i margini e le varianti del caso…
      impossibile non cedere alla tentazione di lasciarla fluire libera fino al suo naturale depositarsi. lasciarla evolvere senza costringerla in forme forzate. l’idea deve rimanere libera per essere efficace. più che lecito…
      ma poi, nell’alto momento della condivisione dell’idea, è necessaria una forma che la contenga con discrezione e che la rappresenti con rispetto. un lavoretto non da poco…

      a vele spiegate verso un gelido autunno…

  2. Più l’arte è controllata, limitata, lavorata, e più è libera. (Stravinskij da Poetica musicale)
    nella sessione di lunedì 12 7 per caso si è affrontato un pezzo strumentale ( f.universale ).
    la composizione di un pezzo strumentale richiede un approcio diverso rispetto ad un pezzo dove è presente la voce. perchè?
    la voce, la parola è il veicolo di cominicazione per eccellenza, è il metodo comunicativo più diretto articolato immediato per esprimente un concetto.
    per contro tanto è diretto quanto può essere vincolante . all’interno di una composizione la presenza di parole o frasi inevitabilmente tende a dare una identificazione alla musica di un certo tipo anzichè un altro . il lavoro sta nel trovare il connubio tra la parola significante e la musica portante.
    ( es. qual’è la distanza tra un MI magg ed il sole ?)

    nella composizione f.universale si cerca di visualizzare un momento di passaggio tra uno stato ed un altro .
    in f.universale si è pensato di rappresentare la nascita una qualsiasi nascita chi non l’ha fatto …?
    da un inizio detrminato da un movimento forte quasi violento si passa al movimento successivo che dev’essere fragile deve quasi cadere su se stesso per usare un tremine kafkiano deve essere l’esitazione prima della nascita. questo movimento andrà sempre più irrobustendisi prendendo armonia e pienezza, lucidità e compattezza .

  3. Nella session di lunedì 19 luglio continuano i lavori su F.Universale.
    Abbiamo affrontato la situazione inversa rispetto alla normale composizione di una canzone. Quali sono le giuste parole per esprimere le sensazioni o l’emotività di un brano strumentale…
    Allegro, scherzoso, scuro, pesante, aperto, sono solitamente gli aggettivi che vengono utilizzati per esprimere uno stato musicale, ma, allegro (stato d’animo) scherzoso (circostanza) scuro (visivo) pesante (misurazione concreta) aperto (nello spazio o nell’intelletto) sono tutte parole non coniate per la musica. Il brano strumentale è nato per esprimere un concetto musicale e non per enfatizzare un concetto verbale o scritto. Quindi quale parola scegliere per esprimere l’andamento del brano partendo da questi presupposti?
    In F.Universale la voce sarà uno strumento musicale!

  4. NOTE COMPOSITIVE DI F.UNIVERSALE
    Parte 1 “Travaglio”:
    in questa parte utilizzo l’accordo Gsus 5/6 (sol sospeso 5/6) accordo di sospensione nè maggiore nè minore per esprimere la “non certezza”, con modulazione del basso in F# (Fa#) e l’accordo che ottengo è F#sus 5/6b la variazione del basso crea la “tensione” il tutto accompagnato da una distorsione per dare il senso di “impatto/violenza”, il basso si modula ulteriormente in C (Do) e in seguito in D (Re) con le note costanti di D (Re) e Eb (Mib) questo mi da una sensazione di crescita emotiva della situazione precedente.

  5. sessione del giorno 19 07 .

    …bloccata l’idea strumentale di f. universale nella prova di lunedì scorso supponiamo di voler sovra incidere una traccia voce.
    Come detto si vuole in qualche modo rappresentare una nascita.
    Nel primo movimento, dove l’evento deve ancora avvenire, la parte vocale non è stata rappresentata in nessuna maniera.
    Infatti ho pensato di usare delle sezioni di suoni prodotti dal sintetizzatore che in parte richiamino delle grida neanche troppo umane.( suoni acuti, abbastanza metallici ).
    Questo per creare maggiore stacco tra le due situazioni, per mantenere l’attesa, la tensione strumentale e rappresentare in qualche maniere il non-umano, il non-nato, ma non per questo il non-esistente.
    Il fatto di voler esprimere questa situazione, determina comunque, la necessità di pensare a qualche forma, stato, essenza già presente, si parte, come dire da un pre-esistenza, perché quello che si vuole rappresentare non è una nascita di per se , ma come già accennato in precedenza, il momento di passaggio da uno stato ad un altro.
    Infatti la prima parte ha un andamento di 60 battute per minuto ( BPM).
    La voce interviene nel movimento successivo, dove si pensa di ricreare l’esitazione.
    Si è detto che questa parte deve essere fragile, quindi a questo punto la voce non può far altro che essere sottile lontana, espressa con accenni brevi.
    L’altezza del suono emesso dovrebbe riuscire a mantenere delle frequenze basse, in modo di avere una sensazione greve.
    L’aggiunta del nuovo elemento sonoro, richiede a questo punto un ri-arrangiamento, dello strumentale.
    L’arricchimento da una parte , necessita di una spogliatura dell’altra.
    C’è da trovare un nuovo equilibrio.
    Il rischio è caricare troppo la composizione , rendendola goffa e
    pesante , suturarla di suono, il che renderebbe il tutto faticoso all’ esecuzione-ascolto.

  6. …..Come si è detto dal momento che lo strumento-voce inserito assume una parte da protagonista, si deve necessariamente sacrificare qualche altra sezione strumentale, la stessa cosa potrebbe avvenire con l’inserimento di ottone ad esempio, ma questa può essere solo una valutazione personale.
    Da lato pratico il mio intervento è stato rinunciare a una sequenza di batteria elettronica ( il tipo di timbro usato era una cassa a 120 BPM con dei bassi molto accentuati ).
    Si sta parlando di spazi, la musica si esprime attraverso lo spazio ed il tempo ( la musica da l’idea dello spazio- il numero è una traduzione dello spazio. Baudelaire ).
    Non ci si può dimenticare della matematica che sta dietro. La musica è numero , il numero è spazio, quindi la musica da l’idea dello spazio.
    Occupandomi della sezione ritmica non posso far altro che organizzare il suono, la musica, nel tempo.
    Quindi se nello stesso tempo ho una eccessiva gamma di numeri o suoni tendenzialmente darò una sensazione caotica, complessa. Si tratta di fare una scelta.
    Per f.universale ho preferito togliere, semplificare, rendere la linea retta il più sottile possibile.
    In questo modo si è provato a cercare, nuovo spazio nei tempi di battuta, per avere una maggiore fluidità dell’elemento-voce, nella battuta stessa; cercando di dare maggiore libertà espressiva alla voce, in quanto il mantenere quella sezione di batteria, poteva vincolare l’elemento-voce a certi schemi ritmici forse troppo rigidi.
    Anche questo sicuramente è determinato da un gusto puramente personale…

  7. ….“ Aria ” . questa è stata scelta come termine-concetto da interpretare nella composizione f.universale.
    I motivi sono molteplici:
    Una sola parola ripetuta lungo tutto il pezzo. Sempre la stessa.
    Avremmo potuto rappresentare il tema nascita con una composizione letteraria, ma per ora si preferisce mantenere lo spunto originale, cioè ricreare quella sensazione è no spiegarla o descriverla con dei versi
    Foneticamente la parola “aria” è composta da quattro vocali è una consonante quindi si può prestare benissimo a virtuosismi vocali , “ A” e “I” sono due vocali aperte, il dittongo “I / A” sono ascendenti, quindi è possibile giocare con le varie modulazioni di ampiezza prodotte dall’esecutore.
    Per finire credo… si può cercare la motivazione concettuale :
    …si vuole rappresentare una nascita, l’elemento-voce usa come note o insieme di note quelle che meglio si sposano con il termine aria.
    Ora, per puro gusto associativo, posso pensare che, il momento di una nascita, la rappresento con la parola “aria”.
    Quindi, nella composizione f.universale, si cerca di rappresentare la nascita della ” voce “, che come noto necessita dell’aria come sistema di propagazione.
    ma anche questo, può essere determinato da un gusto puramente personale….

  8. …..ritornando alla sezione strumentale.
    Il primo movimento è seguito da un brevissima pausa, che introduce, l’andamento successivo.
    In questa sezione del brano, si cerca di realizzare e mantenere delle sonorità eteree, astratte con una totale assenza ritmica, se non per una leggera armonia di basso prodotta dalla drum-880.
    Questa sezione sonora subisce una forte modifica rispetto al timbro originale.
    Il tempo viene portato a 60 BPM, gli alti e i medio-alti vengono aumentati quasi al massimo, mentre i bassi vengono smorzati quasi completamente, infine solo per questo intervallo, il suono viene effettato con riverberi ampi e parecchio lunghi.
    In questo modo si è cercato di modificare il blocco sonoro, per dare alla sezione timbrica di basso, un suono che ricordi quasi un pianoforte. Questo per enfatizzare l’evoluzione successiva del brano.
    Il sintetizzatore non avrà più suoni metallici e acuti, ma una linea armonica ed una intensità appena accennata che va confondersi e mescolarsi con le armonie prodotte dagli altri elementi.
    Qui , salgono le parti chitarra-basso-voce-sintetizzatore.
    Questo intervallo è necessario agli elementi chitarra-basso-voce-sintetizzatore per trovare una loro linea armonica, una loro intensità sonora e rappresentare al meglio questa nuova sensazione, questo contrappunto procede per contrasto e varietà, tra gli elementi al fine di raggiungere una melodia ….

  9. ….La crescita di intensità di questi elementi, determina ad un certo punto del movimento, l’ingresso di una prima sezione ritmica.
    Per questa prima sezione, viene usata una batteria ambient, che vada quasi in dissonanza con l’armonia prodotta dal resto della sezione strumentale.
    In questo modo si cerca di provocare una sensazione interrogativa, un instabilità ragionata ( per quanto possibile ) che rappresenti l’emotività di questo momento del brano.
    Si passa come dire una esitazione ad un interrogativo.
    L’interrogativo è determinato da dei piatti, in una sequenza in levare, rispetto alla battuta della cassa, abbastanza secca direi e minimale, da un punto di vista della durata sonora
    La durata di questo momento armonico, prosegue fino ad un certo punto preposto, nel quale tutti gli elementi raggiungono una melodia, momento in cui la parte armonica ( l’altezza delle note prodotte dagli elementi ) si combina con la parte ritmica….

  10. ….Questa seconde situazione ritmica, è il preludio al finale.
    la sequenza di batteria, in cui il timbro del rullante è aperto ed i piatti vanno a raddoppiare in battere, rispetto alla sezione ritmica precedente, creando a questo punto una consonanza tra tutti gli elementi sonori.
    In questa maniera si è cercato di dare al brano, una certa forza.
    Oramai a questo punto gli strumenti hanno assunto la sua piena forma melodica.
    Ogni elemento è nel suo pieno giro armonico.
    Quindi da una esitazione, si passa attraverso un interrogazione, per giungere ad una inevitabile affermazione.
    L’idea di principio di f-universale, trova la sua affermazione, quindi la sua identità.
    Da qui si procede con delle sezioni melodiche che vanno ad aumentare d’intensità che si sviluppano parallelamente tra loro, sottolineando il momento di euforia
    Questi parametri si evolvono fino a trovare il loro giusto valore.
    Un elemento sarà lo sviluppo e l’immediata risposta al altro.
    La dinamica del pezzo è ora completa. La melodia collega i suoni degli strumenti l’un l’altro….

    • assecondare l’ordine per favorire il caos (e viceversa)…
      trovare il perno del caos e analizzarlo con strumenti razionali.
      scoprire che, nell’atto creativo, ordine e caos inevitabilmente si equivalgono. l’uno è negazione e conferma dell’altro. l’uno esiste e prende senso in funzione dell’altro. da questa dinamica di con-fusione nasce l’opera d’arte.

      nihil ex nihilo…

  11. Sessione – la pietà –

    Il brano “ la pietà “è una rilettura strumentale della poesia “ la pietà . Giuseppe Ungaretti “.
    Presentato inizialmente come performance con i poeti Sinicco, Deiuri,
    si è voluto proporre comunque questo lavoro con opportune modifiche.
    Questo brano rispetto ad f.universale ha avuto una costruzione opposta. .
    Partendo dal testo, è stata sviluppata la musica.
    Questo metodo di lavoro determina un processo compositivo diverso.
    In questo caso sono le parole a determinare certe frasi musicali piuttosto che altre.
    La musica è una sorta di amplificatore dei significati espressi dalla parola.
    La musica ha la funzione di sottolineare ed enfatizzare certi passaggi poetici o perché no certe pause poetiche , in modo da dare varietà di colori e profondità a certe sensazioni che si vanno a creare nell’ interpretazione poetica.
    Nella “ pietà “ che noi andremmo a proporre, identificata la parte strumentale, siamo intervenuti in un secondo momento nuovamente sul testo.
    Quindi il testo viene prima interpretato da una sezione strumentale. Dal brano strumentale che ne scaturisce, è stato rielaborato il testo.
    Il lavoro svolto è stato come piegare le parole alla musica, cercare una ennesima forma, ragionando sulla pressione indotta della melodia sul testo della poesia.
    Attraverso questa tensione, si cercano nuovi linguaggi, nuovi valori, che il testo poetico suggerisce.
    Questo ha reso la parte del testo ancora più sintetica , sono state scelte le parole che si adattassero nella maniera migliore alla parte melodica della musica, cercando così di valorizzare al massimo certi significati che a nostro parere sembravano più giusti con la carica timbrica del brano. Anche in questo caso è stata fatta una scelta. La scelta del togliere…

  12. Da un punto di vista compositivo, il brano e diviso in tre movimenti. Intro- sezione centrale – finale.
    L’intro ha una sequenza di piatti con la funzione puramente ritmica, questo blocco non ha nessuna pretesa di far scaturire certe situazioni o enfatizzare certi significati del testo.
    Questa operazione spetta alla sezione di chitarra – basso -sintetizzatore.
    Per il sintetizzatore ho scelto un blocco sonoro abbastanza largo, con forti variazioni timbriche, che dureranno per buona parte del brano, scambiando reciprocamente le modulazioni sonore con gli altri due elementi.
    Affrontando il testo integrale de “la pietà “. Mi sono trovato davanti ad un monologo conflittuale quasi a una preghiera che il poeta fa ad un ipotetico dio. ( poesia scritta nel 1928, anno in cui l’autore si converte al cattolicesimo ).
    Ponendosi in una posizione di rassegnazione quasi distaccata, del suo stato umano.
    Con la parte di sintetizzatore ho cercato di ricreare idealmente questa linea di pensieri che vengono formulati, quindi ci sono momenti di riflessione seguiti da momenti di disappunto .
    – es. cito testualmente : anche la fonte del rimorso è secca ? Il peccato che importa ecc…-
    Per esprimere queste situazioni, ho pensato di far variare il suono da altezze molto basse – quasi a scomparire- con improvvise altezze che si alzano quasi a prendere una posizione da protagonista…..

    • LA PIETÀ
      1928

      1

      Sono un uomo ferito.

      E me ne vorrei andare
      E finalmente giungere,
      Pietà, dove si ascolta
      L’uomo che è solo con sé.

      Non ho che superbia e bontà.

      E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.

      Ma per essi sto in pena.
      Non sarei degno di tornare in me?

      Ho popolato di nomi il silenzio.

      Ho fatto a pezzi cuore e mente
      Per cadere in servitù di parole?

      Regno sopra fantasmi.

      O foglie secche,
      anima portata qua e là…

      No, odio il vento e la sua voce
      Di bestia immemorabile.

      Dio, coloro che t’implorano
      Non ti conoscono più che di nome?

      M’hai discacciato dalla vita.

      Mi discaccerai dalla morte?

      Forse l’uomo è anche indegno di sperare.

      Anche la fonte del rimorso è secca?

      Il peccato che importa,
      se alla purezza non conduce più.

      La carne si ricorda appena
      Che una volta fu forte.

      È folle e usata, l’anima.

      Dio guarda la nostra debolezza.

      Vorremmo una certezza.

      Di noi nemmeno più ridi?

      E compiangici dunque, crudeltà.

      Non ne posso più di stare murato
      Nel desiderio senza amore.

      Una traccia mostraci di giustizia.

      La tua legge qual è?

      Fulmina le mie povere emozioni,
      liberami dall’inquietudine.

      Sono stanco di urlare senza voce.

      2

      Malinconiosa carne
      dove una volta pullulò la gioia,
      occhi socchiusi del risveglio stanco,
      tu vedi, anima troppo matura,
      quel che sarò, caduto nella terra?

      È nei vivi la strada dei defunti,

      siamo noi la fiumana d’ombre,

      sono esse il grano che ci scoppia in sogno,

      loro è la lontananza che ci resta,

      e loro è l’ombra che dà peso ai nomi,

      la speranza d’un mucchio d’ombra
      e null’altro è la nostra sorte?

      E tu non saresti che un sogno, Dio?

      Almeno un sogno, temerari,
      vogliamo ti somigli.

      È parto della demenza più chiara.

      Non trema in nuvole di rami
      Come passeri di mattina
      Al filo delle palpebre.

      In noi sta e langue, piaga misteriosa.

      3

      La luce che ci punge
      È un filo sempre più sottile.

      Più non abbagli tu, se non uccidi?

      Dammi questa gioia suprema.

      4

      L’uomo, monotono universo,
      crede allargarsi i beni
      e dalle sue mani febbrili
      non escono senza fine che limiti.

      Attaccato sul vuoto
      Al suo filo di ragno,
      non teme e non seduce
      se non il proprio grido.

      Ripara il logorio alzando tombe,
      e per pensarti, Eterno,
      non ha che le bestemmie.

      • Riprendendo l’idea musicale de “la pietà “.
        Ora ci si trova a cercare una soluzione alla questione interpretativa.
        Nel frattempo nel brano si è pensato di inserire una parte vocale, quindi ci si trova all’ennesimo capovolgimento delle situazioni.
        – si è vero,abbiamo certamente dei problemi di volubilità creativa…-
        Quello che è certo è che non si vuole rappresentare il tema poetico base , ma allo stesso tempo non ci si deve allontanare dal tema originario. La soluzione è trovare il punto di equilibrio tra queste due situazioni.
        Se inseriamo una sezione vocale e a questa parte si chiede non di riprendere il tema della poesia, ce bisogno però di mantenere quella tensione lirico- poetica che il testo originario richiamava.
        Ci si trova in una zona dove l’interpretazione ha una funzione assolutamente primaria. L’interpretazione deve cercare di reinventare quegli stati d’animo che correvano lungo quella linea letteraria proposta dall’autore, ma non per questo citarlo.
        Sono costretto allora ad un ennesimo lavoro di scomposizione.
        La parte vocale dovrebbe come non riconoscere il testo, quasi scordarlo, ma emotivamente richiamare continuamente lo stesso stato d’animo che ci si è imposti di non seguire.
        L’esecutore si trova davanti un a gran lavoro di interpretazione. Deve tener conto delle flessioni, delle variazioni, delle speculazioni della parte strumentale e dello stato d’animo dell’ autore.
        In questo caso trattandosi di una poesia delle minima sfumature dei termini linguistici che ci si trova davanti.
        L’opera iniziale deve essere considerata come un punto di partenza , per cercare nuovi aspetti dell’opera , svelare ulteriori significati. Si prova semplicemente ad allontanare l’identità finale dell’opera, cercando ulteriori , perché no , personali aspetti, dello stesso tema.
        L’interpretazione trascenderà dall’idea iniziale , mantenendo però quella identità iniziale che ha dato l’ispirazione alla nuova composizione…
        Riprendendo un concetto già esposto in precedenza, si fa un lavoro di flessione del tema iniziale, deformando l’aspetto originario, ma non cambiandolo nella sua identità.
        L’opera musicale deve essere considerata quindi non come una «copia» delle cose, ma come il risultato della loro reinvenzione artistica. Glenn Glould.
        Mentre il poeta descrive… la musica suggerisce… ritiene Edgard Varèse.
        Poi ancora… l’idea e l’immagine sono un punto di partenza, che viene assorbita e consumata, nel processo dell’invenzione…

  13. …..il brano segue, con la descrizione centrale del testo, che come detto oramai non ha quasi nulla in comune con la poesia originale.
    Storicamente quindi, da una idea iniziale, che si fondava sul testo della poesia, la poesia ora è diventata la fonte di ispirazione per la musica, dando alla musica un ruolo primario, che con il suo linguaggio cerca di interpretare quella poesia.
    Si parte con un fraseggio molto sottile tra la batteria ed il basso.
    La batteria si compone di elementi minimi: cassa con timbri molto bassi , piattini appena accennati.
    Questa ritmica cerca di svilupparsi pari, pari con il giro armonico del basso, in un incedere che penetri nello svolgimento del brano, dando sostegno alle sonorità rarefatte e in disappunto create dalla chitarra.
    Si cerca o si crede così di penetrare come nell’intimo, nelle inquietudini dell’autore.
    Questa è una ricerca dei baby gelido che dura da anni oramai.
    Cioè proporre una musica che non sia esclusivamente vincolata dalla parola e contemporaneamente che non si dissoci completamente dalla parola…
    In altre parole – perdonatemi il gioco- , la musica e la parte lirica sono intercambiabili tra loro, la poesia può sostenersi benissimo, anche senza l’ausilio della musica e la musica può sostenersi altrettanto bene senza l’ausilio del significato del testo o parole.
    Idealmente è come se questi due elementi viaggiassero paralleli, molto vicini si , ma comunque senza mai incrociarsi.
    Si realizzano così due piani di lettura, che mantengono lo stesso soggetto e sono vincolati da un unico parametro : il tempo…

  14. …Vorrei affrontare ora, la tematica dell’ esecuzione musicale rispetto allo spazio o luogo in cui viene presentata.
    In una condizione performativa, questo è uno dei parametri che ci si pone quasi immediatamente : dove avviene l’esecuzione ? piazza , teatro, locale ?
    Ogni luogo , ogni ambiente ha già in partenza un suo suono.
    Il porsi questa domanda iniziale, diventa assolutamente necessaria per una migliore esecuzione, e non solo , ma anche per un lavoro di preparazione a monte dell’esecuzione stessa.
    La musica è una macchina per sopprimere il tempo. (Claude Lévi-Strauss)
    Non mi trovo del tutto d’accordo su quest’ affermazione, ma può un po’ aiutare.
    La musica può anche essere per così dire “ una macchina che sopprime il tempo “, non mi sento così drastico, la musica usa il tempo, come usa lo spazio, anzi forse è vero il contrario, sono lo spazio e il tempo che usano la musica, o meglio quello spazio , con quel tempo, ha la sua musica.
    Uso il termine musica per esprimere il concetto di suono organizzato.
    Nello stesso luogo ( spazio ) si possono presentare benissimo, brani classici, punk ,
    folk , elettronici.
    Come generi sono tutti diversi tra loro, ma il fatto di essere eseguiti in un dato spazio piuttosto che in un altro, questo richiede da parte dell’esecutore, un capacità di flettere la sua idea musicale rispetto all’luogo di esecuzione. Cosa non sempre facile…

  15. …Quindi, come ci si deve preoccupare di quanto tempo o in quale tempo , affrontare l’esecuzione, cercare i tempi giusti per rendere l’elemento musicale il più efficace possibile. Così ce bisogno di dare importanza al luogo, dove viene proposta questa idea musicale, in modo da rendere la stessa esecuzione il più appropriata possibile, rispetto al luogo in cui viene presentata.
    Anche l’ambiente circostante , diventa parte dell’esecuzione; è parte dell’esecuzione.
    Alla musica si chiede di leggere, lo spazio in cui si esprime.
    Questa non significa trasformare completamente la composizione , ma semplicemente plasmarla rispetto all’ambiente in cui viene proposta. Quindi in un luogo aperto si avrà la possibilità di eccedere con certi timbri e certi colori, una sala ampia può lasciare la libertà di caricare un po’ i bassi , un luogo ristretto necessita di accenti minori.
    Il rischio diventa l’inflazione del suono…

  16. …Il troppo suono affatica l’ascolto, è inversamente proporzionale. Più l’emissione sonora aumenta, meno attrazione si avrà per l’ascolto, come troppa luce infastidisce l’occhio.
    L’ascolto diventerà faticoso è questo porterà a distrarsi, a non seguire il messaggio musicale…
    Il suono deve riempire, non deve saturare, il suono deve sedurre, sedurre nel senso di attrarre, di stimolare la curiosità, la memoria, l’immaginazione…
    Penso che tendenzialmente, non occorra puntare all’assoluta perfezione esecutiva, o forse non è così necessaria, quello che ritengo necessario è piuttosto l’equilibrio.
    Il tempo impiega il suono per riempire lo spazio. Si deve creare un equilibrio tra questi elementi
    Fondamentalmente, avviene un scambio tra questi elementi.
    Se si da troppo da una parte, si andrà a schiacciare l’altra, a quel punto si crea uno squilibrio, viene a mancare l’armonia.
    E si sa, l’armonia è un elemento fondamentale in una idea musicale …

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